A volte non è un semplice allenamento; a volte non è solo voglia di bruciare qualche caloria per tornare in forma. Una corsa può trasformarsi anche in un momento di riflessione; e così due giorni fa (il lunedì di pasquetta) si è aperta una crepa nella mia quotidianità, quello che prima era tranquillo è diventato un caos. La vita ti sottopone sempre problemi e i problemi sono fatti per essere risolti; sbattere la testa contro un muro non serve a nulla, rischi solo di romperla. Così ho indossato i miei pantaloncini, la mia maglietta e, strette bene le stringhe delle scarpe, sono andato a correre.
All’inizio il cervello non pensava, era perso; la voce malinconica di John Denver che suonava nelle mie orecchie rendeva la mia corsa una fuga ma, più macinavo strada e più capivo che non era così! I prati verdi, il crepuscolo, la natura in genere riportavano ossigeno al mio cervello; la fatica delle gambe non mi rallentava anzi, mi faceva spingere più forte. Ho capito ad un certo punto che non fuggivo “da”, correvo “verso”….. non stavo scappando dai miei problemi, quelli tengono il tuo passo, non li lasci indietro così facilmente; mi stavo semplicemente scrollando di dosso solo un grosso fardello: il peso del passato. I chilometri passavano ma non sentivo stanchezza, trovavo la grinta! Quella corsa mi ha fatto davvero bene, è stata una delle migliori: mens sana in corpore sano.
Quell’allenamento, quella corsa mi ha rinforzato l’animo; ogni passo posato davanti l’altro era una precisa risposta ad una precisa domanda e così lunedì, correndo, ho capito di aver solo raggiunto quella verità che i miei occhi ciechi non vedevano….
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